Tunisia, il boom telematico, la base della rivoluzione

“La rivoluzione dei gelsomini”, che ha segnato la fine del regime di Zine el Abidine Ben Ali in Tunisia, è stata condotta soprattutto da giovani (il 60 per cento della popolazione ha meno di 30 anni), studenti (il 34,6 dei cittadini tra i 18 e i 24 anni) o diplomati, disoccupati (il 30 per cento dei giovani e il 22 per cento dei diplomati recenti sono senza lavoro) e internauti[1] (nel 2009 il 33,4 per cento della popolazione aveva accesso alla rete). [2] 

Come risultato di forti investimenti nel settore delle telecomunicazioni a partire dalla metà degli anni 1990, la Tunisia ha ora una delle infrastrutture di telecomunicazione più sviluppate del Nord Africa con una rete fissa teledensità di oltre il 12%. The mobile sector has experienced exceptional growth, especially since a second operator was licensed in 2002. Il settore della telefonia mobile ha registrato una crescita eccezionale, tanto più che un secondo operatore è stato autorizzato nel 2002. Various 3G trial systems have been installed and as one of the first in Africa the country saw its first 3G call made in 2004. I vari sistemi di prova 3G sono stati installati e come uno dei primi in Africa, il paese ha visto la sua prima chiamata 3G nel 2004. Internet access is available country-wide with a fibre optic backbone and international access via submarine cables, terrestrial and satellite links. Accesso a Internet è disponibile a livello nazionale, con una dorsale in fibra ottica e accesso internazionale per mezzo di cavi sottomarini, i collegamenti terrestri e satellitari. In 2006 a 35% stake in the incumbent telco, Tunisie Telecom, was sold to a UAE-based consortium. Nel 2006 una partecipazione del 35% nell’operatore storico telco, Tunisie Telecom, è stata venduta a una UAE basata consorzio.[3]

Il boom delle telecomunicazioni ha creato la base per un nuovo inizio, ma i tunisini avrebbero dovuto aspettare la scintilla per mettere a frutto quelle conoscenze in un contesto probabilmente diverso da quello che avevano immaginato. La scintilla avviene il 17 dicembre 2010 quando Mohamed Bouazizi, un giovane venditore ambulante di frutta  e verdura, si immola dandosi fuoco a Sidi Bouzid, città nel centro della Tunisia, per protestare contro la confisca della sua merce. Cominciano le prime manifestazioni e così arriva la seconda scintilla, quella decisiva.

Il 22 dicembre Houcine Neji, un giovane di ventiquattro anni si suicida perché stanco di non trovare lavoro. A questo punto le manifestazioni diventano sommosse popolari; la polizia spara sulla folla e uccide un giovane di 18 anni. Il 27 dicembre la protesta arriva a Tunisi dove giovani laureati manifestano combattendo contro una polizia che non lesina l’uso di manganelli e proiettili di gomma. Nei giorni successivi alle manifestazioni si aggiungono gli scioperi e i saccheggi e la polizia aumenta la repressione. A Kasserine in dieci giorni di manifestazioni 50 persone vengono uccise. Ben Ali promette 300.000 posti di lavoro e un rimpasto di governo, ma ormai la rivoluzione dei gelsomini è in atto, gli scontri raggiungono la periferia di Tunisi, Ben Ali decreta lo stato di emergenza e impone il coprifuoco e dopo poche ore fugge in Arabia Saudita. Il 15 gennaio la Tunisia è uno stato libero, la rivoluzione ha vinto, i giovani hanno dimostrato che si può vincere anche contro chi sembra imbattibile.

I video delle rivolte cominciano a girare su internet, i leader della rivoluzione scrivono sui blogs, sui social network e comunicazione le loro esperienze ad altri giovani dei paesi confinanti. La Tunisia è stata la miccia che ha fatto esplodere i regimi dittatoriali del nord africa e i giovani tunisini hanno fatto vedere al mondo come lo strumento internet fosse un’arma che, se usata nel modo giusto, può essere fondamentale nel combattere la propaganda di regime, garantendo la libertà di informazione.   

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