L’uso delle immagini delle Femen per fare pubblicità!

Le Femen fanno tendenza?!

Repubblica.it ha postato in prima pagina un servizio fotografico per i gioielli Cartier, dove il fotografo Fred Meylan ha pensato di attirare l’attenzione prendendo a modello le attiviste, ma la scelta a mio avviso è assolutamente fuori dal consenso femminile il quale non si appaga nell’acquisto di un gioiello che calpesta la dignità della lotta del Gruppo Femen che da anni cerca di conquistare consenso. Gruppo attivo di livello internazionale andiamo a scoprire chi sono per capire meglio..

“I am free” è lo slogan usato da Femen fin dai suoi primi esordi.

Il gruppo femminista nato a Kiev nel 2008, dopo le speranze tradite della rivoluzione arancione, ha organizzato decine di proteste in giro per il mondo, sempre con il gusto della provocazione.

Le ragazze di Femen che hanno imparato a usare la propria nudità come un’ arma pacifica, sono un movimento globale delle donne che sono e riconosciute nel mondo, come le donne attiviste in topless. Lo scopo principale delle loro proteste è quello di difendere l’uguaglianza sessuale e sociale nel mondo.

Nel loro blog si autodefiniscono come “ un gruppo di pressione che rende il sesso sabotaggio luminoso e sfrontato contro i residui sporchi del patriarcato: autoritarismo, la discriminazione e la violenza”[1]

Il sito ufficiale http://femen.org/

 

Dichiara fin da subito “ il mio corpo è il mio manifesto” un’esplicitazione di come questo sia il medium e il messaggio in performance che durano pochi minuti, ma che rilevano essere sempre di fortissimo impatto per il suo carattere inibitorio, molto spinto non per essere guardate, ma per essere ascoltare.

Leader Femen, Anna Hutsol, laureata in economia, fonda il movimento dal desiderio di liberare l’Ucraina da un virus che descrive come “turismo sessuale”[2]

“Se fossi vestita come un detergente, non avrebbe attirato così tanta attenzione alla questione” “ Le ragazze sono abituate ad indossare gonne corte, è una parte della nostra cultura,ma noi non siamo in vendita [3]“.

La leader incolpa l’economia e la mancanza di rinnovamento e inserimento lavorativo, ed insieme con l’Istituto di Ricerca Politica, Sociologica e Marketing, Femen ha intervistato 1.200 studenti di sesso femminile a Kiev. I risultati hanno suggerito che a circa il 70% degli intervistati è stato proposto sesso per denaro. La ricerca insieme alle loro proteste ha avuto il merito di attirare l’attenzione dei rappresentanti governativi che trovano nella pratica del “sexpats”[4] una realtà da dover fermare e punire legislativamente.

Oggi l’altra leader del movimento, Inna Shevchenko, è stata costretta a rifugiarsi nella città francese, Parigi, a causa della sorveglianza speciale dei servizi segreti ucraini che da quando ha segato una croce dedicata alle vittime dello stalinismo nel centro di Kiev[5], la tenevano sotto stretta sorveglianza.

Al contrario di quello che avviene nella natia Ucraina, dove il Ministero della Giustizia ha più volte rifiutato la registrazione, e quindi un regolare riconoscimento, del movimento, la Francia ha accolto le attiviste.

Oggi la sede francese funge da centro di reclutamento dove “addestrare le attiviste per le azioni nell’Unione europea, mentre l’ufficio di Kiev le preparerà a lavorare in Paesi ad alto rischio della Comunità degli Stati indipendenti (Csi, comprende molti paesi dell’ex Unione Sovietica”)[6].

Il teatro nel centro di Parigi, non funge da centro artistico, ma da centro per la gestione del conflitto in strada, resistenza passiva ai poliziotti, tecniche di autodifesa. C’è un programma prestabilito che prevede ginnastica mattina e sera. Al centro del palco un grande pungiball contro il quale assestare i colpi e, accanto, un guardaroba con delle finte uniformi delle forze dell’ordine per simulare il “corpo a corpo”.

Il movimento si è diffuso grazie alle tecniche affinate della comunicazione sul web, grazie al quale hanno diffuso immagini e video che strategicamente vengono postate e diffuse nel mondo.

Il corpo è lo strumento principale d’azione, le Femen usano spesso colori accesi, forti, in contrasto alla scritta di colore sempre presente sul petto.

 

Molte delle attiviste portano una corona di fiori, il simbolo di castità e di purezza in Ucraina.

Ogni azione ha uno studio strategico alle spalle, c’è chi effettua il sopralluogo per definire gli spazi, chi si occupa della fotografia per immortalare al meglio la protesta e l’allenamento da parte delle attiviste di prepararsi nel momento dell’azione ( dello spogliarsi) di sguardo in macchina, sia fotografica che videocamera.

Il frutto di tale strategia è dato dagli studi di giornalismo della leader Inna, la quale ha realizzato in modo strategico e integrato un piano di comunicazione per raggiungere la massima visibilità. È così avviene.

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