La protesta femminile si esprime sul blog

La donna araba non ha possibilità di riunirsi con altre donne, come potrebbe accadere in Italia nel proprio salotto o incontri al bar. Il femminismo arabo è stato ostacolato dalle leggi e dal patriarcato che incombe sulla privazione delle donne di libera scelta.

Piccoli focolai si sono accesi e si diffondono nel cyberspazio alla ricerca di un confronto con l’esterno che possa portare loro una nuova ventata, delle nuove libertà che purtroppo con le rivoluzioni della Primavera Araba non hanno portato il successo sperato.

Associazioni in difesa della donna e singole donne coraggiose hanno deciso di sfidare il sistema, di mettersi in gioco e lottare con l’unico mezzo che potesse dar loro dignità e ascolto, il web.

L’esempio più eclatante e che ha suscitato scalpore anche in Italia, è l’immagine postata da una giovanissima studentessa egiziana domenica 23 ottobre 2011 una fotografia[1]:

Questa immagine ha fatto il giro del mondo, ha attirato l’attenzione di moltissimi media per l’audacia dimostrata nel difendere la libertà delle donne, mettendo a repentaglio la sua stessa vita.

Aliaa Magda el Mahdy è diventata in pochissimo tempo un fenomeno per tante donne, ma che ha scatenato l’ira di moltissimi uomini dei quali lei stessa ha deciso di raccogliere tutti i messaggi di minacce e d’insulti e pubblicarli nel suo blog; un gesto di coraggio e di forza che dimostra di voler combattere la struttura sociale patriarcale, in un Paese, quello egiziano che è stato fonte di femminismo arabo e islamico, ma dove oggi risente di una forte islamizzazione per cui le donne sono condizionate nell’indossare abiti tradizionali, lo chador ad esempio, che simboleggiano un passo indietro nella società e un ritorno alle vecchie pratiche.

La giovane blogger, nella sua pagina Facebook oggi oscurata, dopo i primi giorni di tempesta che ha smosso il web, dichiara l’intento della sua azione come  “ un grido contro la società della violenza, del razzismo, della violenza sessuale e dell’ipocrisia”[2] , ma rimarrà per sempre la sua immagine con le sole scarpette rosse, simbolo di coraggio, di energia e di volontà di opposizione.

Oggi sul social network Facebook ha solo una pagina che porta il suo nome; aperta solo nel novembre 2011 aveva più di 11mila contatti che seguivano la sua storia da tutto il mondo per comprendere realmente il processo di cambiamento del mondo arabo femminile, e inoltre solo su quella piattaforma sono state nello stesso periodo più di 20 mila utenti che hanno citato la ragazza e condiviso elementi della sua pagina. Nel cyberspazio ha scatenato un processo a catena di attenzione e protesta da parte degli utenti, ma soprattutto di protezione nei confronti di questa giovane donne che ha tolto il velo e protestato contro l’integralismo islamico. Dopo il suo arresto, l’attività sul blog sono molto diminuite, anche se fino ad oggi ha ricevuto circa 7 milioni di visite totali, più di 4mila i membri di blogger che la seguono. L’ultima sua pubblicazione è di gennaio 2013 e sono delle foto artistiche di Aliaa Magda realizzate da Elle Megazine[3].

Aliaa Magda ha deciso di rifugiarsi in Svezia dove cerca di ricostruirsi la sua vita dopo essere diventata un’icona, aver sfidato la propria cultura, il suo paese, ha subito molte minacce di morte e dichiara nell’intervista che “ Non ho scelto di vivere in Svezia, ma restare in Egitto era un problema, dove forse l’aspettava la prigione” dichiara inoltre che prima di partire “ tre uomini mi hanno rapita ad Alessandria. Per loro meritavo di esser violentata, perché avevo posato nuda e perché avevo un ragazzo”[4]

Dopo l’inizio della sua lotta virtuale per i diritti delle donne in Egitto, dopo le minacce, il trasferimento in un altro Paese, Aliaa Magda non si blocca, anzi continua la sua azione a fianco di uno dei movimenti femminili conosciute in tutto il mondo, con  Le Femen.

Davanti l’ambasciata egiziana di Stoccolma ha dato esempio del suo coraggio, protestando contro la Costituzione egiziana, mostrando insieme alle Femen il proprio corpo nudo con indosso una corona di fiori sul capo e le scarpette rosse, simbolo per Magda della sua protesta. Il corpo nudo è stato lo strumento per contrastare la discriminazione che nei Paesi Arabi per le donne parte dal corpo.

Così questo si è mostrato percosso di scritte come “ Apocalypse by Morse” oppure “ Sharia is not costitution” è evidente lo scontro aperto contro il Presidente egiziano Mohamed Morsi. Un video virale girato dalle Femen mostra la preparazione e l’attacco al di fuori dell’ambasciata[5]. Moltissime le foto postate sul blog personale di Aliaa Magda e del movimento ucraino, così come sui social network utilizzati dalle stesse Femen , che le ritraggono tra cartelli anti-religiosi e in alcune foto addirittura Aliaa Magda si copre il pube con il corano, mentre le altre fanno lo stesso con la Torah e con la Bibbia.

FemenProtesta con le Femen

 

 

Le modalità della protesta sono molto forti, ma attaccano un estremismo religioso che fin troppo a condizionato il vivere delle donne, non solo musulmane.  Aliaa Magda ha avviato su Facebook la fanpage di Femen Egitto, dove incita uomini e donne egiziani a stampare il logo di Femen oppure dipingerlo e di mandare la foto in segno di protesta. Oppure esorta le giovani attiviste a non avere timore e di fotografarsi a petto nudo.

Nonostante le modalità di protesta sono molto forti, è innegabile che ha suscitato una vasta attenzione mediatica anche nel mondo egiziano, dove ad esempio il tema della protesta nudista è stato affrontato all’interno di un talk show nel “forum della gioventù” dov’è presenta tra gli ospiti anche  l’attivista Irina Khanova di Femen[6]. Un dibattito nel quale si cerca di comprendere fino a che punto può essere considerato un metodo efficace e come poter integrare il tipo di protesta nelle comunità musulmane.

 

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