Yetrly. Dalla manifestazione alla protesta civile la Turchia non si ferma!

Immagine

La Turchia è tra i maggior Paesi al mondo ad usufruire dei mezzi digitali. Più del 50 % della popolazione ha un profilo sui social network e quasi l’80% di questa utilizza il cyberspazio per comunicare e far girare le informazioni, in questi giorni in particolare per sfruttare i canali per giungere alla massima visibilità. Twitter in particolar modo viene registrato dagli alti poteri, come effettiva minaccia da dover controllare, e come ho testimoniato la settimana scorsa, hano deciso di offuscare i più frequentati social network degli internauti, i quali hanno diffuso capillarmente il rallentamento dell’acceso con immagini, testimonianze dell’accaduto.

Il Primo Ministro della Turchia, Erdogan, manifesta la sua preoccupazione a riguardo

“C’è una minaccia chiamata Twitter, per me i social network sono il peggior minaccia per la società”

Per un governo autoritario, il problema non è nel mezzo, ma nelle nuove modalità di associazionismo che si stanno creando grazie all’uso degli strumenti digitali, smartphone e tablet che parmettono agli internauti di collegarsi, informarsi, ma soprattutto hanno avuto il merito di documentare, emozionare e mobilitare un gran numero di individui, da ogni parte del mondo, grazie alle loro capacità di diffusione di contenuti. E’ logico che qualsiasi governo sia spaventato e si senta minacciato da questo, ma finalmente uno spiraglio di verità dei governi fuoriesce alla conoscenza dei cittadini. E’ successo in Italia, dove ogni specificità politica è discussa sui canali digitali; è successo nelle grandi manifestazioni spontanee degli ultimi anni in Europa; è successo in America; è successo durante le Primavere Arabe; e in queste ore si diffonde in tutta la Turchia.

Per fortuna che ci sono i social network, perché dall’Italia le informazioni che fanno circolare fra i mezzi ufficiali di informazione sono raccapriccianti.

Oggi in Turchia non si può ancora sentire la parola manifestazione, oggi siamo in piana guerra civile, difatti :

Erdogan non si ferma. «Toglieremo gli alberi da Gezi Park, saranno ripiantati in un altro posto» ha detto il premier turco davanti al gruppo parlamentare del suo partito. E a conferma di questo annuncio, le forze dell’ordine hanno intensificato le operazioni.(http://www.corriere.it/esteri/13_giugno_10/turchia-lacrimogeni-ankara-manifestanti-dispersi-polizia_dfec651a-d216-11e2-810b-ca5258e522ba.shtml)

E non solo  sono moltissime le testimonianze di giovani picchiati a sangue e ragazze violentante dai poliziotti

…e nel frattempo ad Istanbul centinaia di feriti, di cui cinque gravi, arrestati gli avvocati che difendevano i manifestanti. PIAZZA TAKSIM brucia. Il tiranno Erdogan ha detto”tolleranza zero per i manifestanti, useremo la forza e taglieremo gli alberi” e stamattina all’alba un’altra guerra nel mondo è cominciata.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...