Il petrolio mi sta Stretto

Il petrolio mi sta Stretto 

Il Bel Paese è un gruviera, terra e mare crivellati da più di 1.000 buchi, con danni a salute e ambiente. Ma quanto tempo può durare ancora l’economia fossile?

Trivelle d’Italia spiega perché le mani dei petrolieri sono sporche di greggio, ma libere.Libere di perforare la terra e i fondali marini italiani, con bassi costi e con l’avallo di leggi “tolleranti”. Nel nostro Paese, infatti, le “percentuali di compensazione ambientale” sono tra le più basse al mondo: per questo oggi sono centinaia le concessioni e più di 1.000 i pozzi produttivi in Italia, tra terraferma e mare. “Trivelle d’Italia” racconta questo “buco” nel cuore, che ha portato pochi vantaggi al nostro territorio, scarsa occupazione e “infiniti lutti”, per i lavoratori e per l’ambiente. Un’analisi che scende in profondità e percorre numeri e storie dei piccoli Texas italiani, dalla Basilicata alla Pianura padana, dal mare della Sicilia a Porto Marghera. Ma le prospettive sono nere: lo ricorda nella prefazione il geologo, giornalista e divulgatore Mario Tozzi, che ci spiega perché il “petrolio a buon mercato” è già finito.

Prefazione del libro di Pietro Dommarco “Trivelle d’Italia” acquistabile online su Altreconomia è una lucida analisi di quello che sta succedendo in Italia in sordina dai media generalisti e che nasconde uno sfruttamento delle nostre terre senza una logica condizione legislativa che attutisca gli effetti dei rifiuti tossici e protegga i nostri territori per un futuro sicuramente il più eco-compatibile possibile. Sta di fatto che la legge regionale 14/2000 che disciplina le attività petrolifere sul territorio siciliano deve essere modificata.

Grazie al lavoro del Comitato No Triv ( già attivo in Valle Del Belice da alcuni anni) si è scoperto che i progetti petroliferi sono segreti e che la diffusione dei mezzi utilizzati dalle compagnie possono essere rilevate solo nel momento in cui siano esse stesse a comunicarlo. E non solo, la realtà è ancora più agghiacciante in quanto in questa situazione i Comuni e gli enti locali non hanno alcun potere di controllo, assolutamente marginali nella gestione alle autorizzazioni.

>>Leggi le dichiarazioni riguardo la segretezza dei dati sui progetti petroliferi 

Greenpeace  l’anno scorso aveva avviato la sua campagna in Sicilia con ” U Mari nun si spirtusa” . 

Ma non tutti sanno che la Sicilia ha competenza esclusiva sulle attività in terraferma ma poco o nulla può fare per favorire o bloccare una richiesta in mare.

Quest’anno è WWF che avvia una nuova campagna in difesa delle bellezze del Mediterraneo con “Sicilia: Il petrolio mi sta stretto”

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Ricordo a tutti voi come le conseguenze da incidenti petroliferi sono danni disastrosi e che ci vogliono anni, moltissimi, per ripristinare l’equilibrio naturale non senza alterazioni.

Io ho firmato l’appello! Fatelo anche voi e diffondete, diffondete, ma soprattutto DIFENDETE.. INSIEME POSSIAMO CAMBIARE IL MONDO.  

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