Resistenza Naturale

Un movimento di vignaioli e agricoltori “naturali” ci offrono speranza e gioia tramite la loro ribellione contro un sistema politico-economico fallito che omologa e avvelena la produzione agro alimentare. Vivendo come molti di noi sognerebbero, quattro vignaioli emblematici, nuovi contadini in fuga dalla città, lottano per l’autenticità, la biodiversità e la libertà. E Il vino, con la sua forza vera e simbolica nella nostra cultura, diventa portavoce di una denuncia che riguarda tutta la catena di produzione alimentare.

Ieri sera lunedì 26 Maggio ho assistito all’ anteprima streaming gratuita sulla piattaforma MyMovieslives il docu-film “Resistenza Naturale E l’impegno di Corrado Dottori, Elena Pantaleoni, Giovanna Tiezzi Stefano Bellotti si rispecchia anche nel lavoro del loro amico Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, che restituisce la vitalità dei grandi classici del cinema al pubblico di oggi, così come i ribelli del vino naturale offrono un modello incantato di resistenza. Perchè chi salva la natura salva la cultura.

 

Il nocciolo della questione sta nel mancato rispetto della natura biologica della pianta, nel rispetto della sua crescita, dei suoi tempi e del rispetto del suo terreno.  Sussiste ad oggi un agronomia che non ha più buon senso. La peculiriarità del territorio italiano è di avere una molteplicità di aspetti del territorio che hanno esigenze assolutamente differenti e che non possono essere mercificate con un marchio.. in questo specifico caso sto parlando del marchio DOP- Denominazioni di Origine Protetta – e di cosa significhi l’ assegnazione ad una categoria superiore.

Se da un lato è corretto parlare oggi giorno di etichettatura controllata che permette al consumatore di conoscere la provenienza ed il trattamento del prodotto, dall’altro lato però c’è una forte perdita delle radici della cultura italiana. Perchè se si tiene conto “solo” dell’etichetta si perde la mastria di certi trattamenti di eccellenza e di tradizione che nel panorama internazionale non possono essere classificati come ” ottimali”, ma che a conti fatti, nel nostro paese hanno una cultura alle spalle e anche una certa genuinità.

La diatriba del documentario è retto su questo tassello della consistenza di qualità reale, considerando il caso italiano, di questo marchio DOP.

Se si preserva la crescita della pianta alla soggettivazione delle esigenze industrili, ci si trova davanti, oltre ad una fervida produzione del bene, anche una sterilità del vino che non avendo assimilato gli apporti nutrienti necessari per un prodotto veritiero e di qualità anzicchè di mera produzione in scala.

Un documentario che incuriosisce, che ti porta ad abbracciare un mondo egreste che sta pain piano scomparendo per dar spazio sempre più al business. Dal taglio nostalgico, una Italia ancora lontana dai dettami della globalizzazione e vogliosa di riprendere possesso delle su terre. Un Italia vogliosa d’ innovazione, partendo dal recupero delle radici egresti per avviare la costruzione di una storia nuova, di un nuovo livello di qualità del vino che abbracci anche la qualità dell’imperfezione del raccolto, del colore e del sapore di quell’annata.

Immagine

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...