L’arte di chiedere. Per me o per voi?

Oggi su Internazionale è stato pubblicato un articolo di Anna Maria Testa, una delle mie luminare dell’ultimo periodo della mia vita. Ha affrontato un argomento che tocca le più intime delle mie corde, l’arte di chiedere.  Cosa significa? E perché farlo? A chi gioverebbe? Sono tra quelle persone che nella vita non chiede. Ma no che non chiedo nel lavoro, se no che figura potrei fare se non so quella X cosa, proprio in generale, io nella vita non chiedo MAI.

Ho un problema di coppia? Mi analizzo.

Ho un problema nella vita, ad esempio informarmi su un meccanico, sul trasporto pubblico oppure su quale qualità puntare per l’acquisto di un qualcosa? Non chiedo. Apro Google e mi informo.

Si lo ammetto, odio chiedere agli altri.

Non ne capisco il motivo, o meglio lo so bene che siamo in una realtà sociale e che la condivisone è alla base, ma… ed ecco il mio punto di vista non ho voglia di rompere le persone. Sono una persona chiusa? Assolutamente no. Nella mia vita ho incontrato donne, amiche mie alle quali voglio un bene enorme, che non sono affatto in grado di cavarsela da sole. Mi chiedono sempre, qualsiasi tipo di info. Forse per questo ho sviluppato questo senso di distacco dal “dover chiedere qualsiasi cosa” come fanno LORO.

Vuoi un esempio?

Amicanon ho idea di come si faccia il check-in online, ah ma perché esiste il modo di salvarlo sul mio telefonino senza una connessione? Ma è sicura questa cosa? non è che mi conviene fare una fotografia? “

Oppure sempre AmicaMa se io abito qui, come faccio ad andare all’ufficio li per poi dirigermi verso di là?”  sempre amica ” mi si è rotta questa cosa, come la faccio riparare” oppure ” mi hanno scalato i soldi e non so perché, come lo risolvo?  Mi ridanno i miei soldi” “E se voglio raggiungerti a Palermo quali voli posso prendere?

E se, e se e se… Mille domande, mille problemi .Questi semplici dubbi, si trasformano in veri e propri problemi esistenziali!

Per me chiedere (per carità che queste cose ovvie mi fanno raccapezzare la pelle),  ma più vivo in questo modo, più volte mi è capitato di sentire richieste, più o meno folli, ma ci sono state. Io non voglio fare l’altezzosa o la facilona, però chiedere in quello che è stato il mio percorso di vita, significa essere non all’altezza. Per chi mi conosce sa che sono un 1,59 è non mi è sempre facile vedere, osservare. Devo sempre scalpitare e farmi notare per riuscire ad avere un briciolo della visuale.

Sta di fatto che io non chiedo. Non ho quasi mai alzato la mano a scuola, non ho mai chiesto un indicazioni, un aiuto… nulla. Di questo mio comportamento in tanti si sono chiesti perché. Dalle amiche ai fidanzati tutti hanno letto in questo mio modo di vedere le cose un ESCLUSIONE. E sì. Proprio così, essere esclusi dalla mia personalità, per il mio non mettermi a nudo nel chiedere “cose”. Le mie amiche lo leggono come una forma di non complicità nei loro confronti, i miei ex fidanzati l’hanno registrato come una mancanza di amore, di affetto e di non cura.

Sono cresciuta in una famiglia dove tutte le donne hanno lottato da sole. Mia Nonna davanti alle mie difficoltà, scolastiche e non, mi ripeteva sempre ” Tesoro mio, ci sono persone che nascono con la camicia e riescono in tutto senza dispendio di energie, altre come noi che devono farsi in quattro per raggiungere lo stesso risultato se non di più, ma dobbiamo lavorare, con fatica e sudore, per raggiungerlo”. 

Mio padre è sempre stato quello che ha visto nelle figlie degli altri il “più” su tutto. Non importa se io e mia sorella facevano le capriole a 20k di altezza, le altre erano più brave e più in gamba di noi.  Altre bambine sorridevano e nostro padre ” vedete come sono contante loro? Sempre sorridenti? E voi perché no?”  Ah ah, se ci ripenso rido, ma quanto mi ferirono e mi feriscono questi paragoni e quanto in mia sorella.

Ritornando al tema di oggi, il saper chiedere, posso dire che la strada in tutto quello che faccio oggi mi è stata spanata da mia sorella. E sì. Grazie a lei ho imparato tutto e  tutto quello che mi serviva per essere la persona che sono. Per lei, per mia mamma e soprattutto per la mia Nonna.

Per me chiedere significa debolezza. Mancanza di sapere, di sapersi sbrigare le cose per sé, impotenza. Io non posso dimostrare agli altri di esserlo. Non posso e soprattutto NON voglio. Quelle volte che mi sono dimostrata debole, ho ricevuto una batosta, quindi perché dovrei fare quella domanda? Mi è successo a scuola, mi è successo all’università e poi nel mondo del lavoro. Se chiedi sei uno “sfighi”.  Sei uno a cui manca qualcosa… e che qualcosa è importante per quel qualcuno e ti si allontana… scivolando lentamente verso una via di fuga da te. Perché dovermi mettere in queste condizioni? Perché devo soffrire per un affermazione dell’altro che non vede l’ora di sottolineare la mia ignoranza in tale argomento. E sì, perché se non si allontana lui, poi mi allontano io… a seconda della risposta e nel modo in cui la ricevo.

Poi ovvio cresci e comprendi che devi far finta di dover chiedere. 

Io chiedo di banalità. Perché lo faccio? Per via del fatto che gli altri pensano di me come una che non si abbassa, poco umile, quando non è così. E’ evidente che la mia condizione è uno scudo protettivo, ma non tutti comprendono. Allora ho iniziato anch’io ad aprirmi di più, facendo domande – dove molto spesso sapevo già la risposta- ma le convenzioni sociali mi richiedono questo. All’università e in ufficio ho capito che se non fai domande, anche le più idiote, non vieni notato. La società è spietata e ti devi distinguere anche con le imbecillità “Apriti al mondo che il mondo ti risponderà”. Sarà così? In fondo sì. Fai le domande quando ti serve, dove sei consapevole delle risposte, e non resterai ferito, perché non resterai deluso e colpito.

Ancora oggi lavoro molto su me stessa, per aprirmi a quelle che sono le mie richieste come amica e come amante. Magari ci penso due giorni, ma poi è importante chiedere, anche nei sentimenti, altrimenti l’altro non capirà. Non avrà mai modo di rispondere alle mie esigenze…. Ma che ci posso fare se sono cresciuta in un modo diverso, del non voglio dare fastidio, non voglio disturbare … E si. Quando ti senti ospite a casa tua, cerchi di vivere nel modo più educato possibile. E’ vero ho avuto la mia Casa-Madre che rimpiangerò per il resto della mia vita, di non potermi più saziare di quella sensazione di CALORE. Ho vissuto contemporaneamente in altre due case-figlie dove essere ospiti era la regola. Sii ordinata, non urlare, rispetta gli orari e gli altri, sei a casa tua ma è come se non lo fosse perché non hai nessun tipo di diritto lì dentro, sei solo un ruolo. E quando queste sensazioni ti entrano dentro a 7- 9 anni a me e 8- 11 a mia sorella, come non possiamo che essere estremamente uguali? Se qualcuno mi vuole conoscere per quella che sono deve chiedere a mia sister, ma non credo che riceverà mai una risposta!  In tanti conoscete me e lei e dite che siamo diverse, invece no. Vuol dire che non conoscete me e non conoscete lei. Siamo troppo uguali caratterialmente ed emotivamente. Ogni tanto ci interscambio, ahahahah… fa paura ma è così.

Ah ovvio, mia sorella come me è una di quelle che non chiede MAI!

Tu come sei?

 

 

 

 

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