La prima campagna “Social” femminile

Si potrebbe affermare questo nuovo secolo, come il secolo rosa per le rivoluzioni che sono state attuate e considerando i forti movimenti femminili che sono in atto.

La crescita della partecipazione femminile sotto forma di movimenti e associazioni denota l’interesse ad una sempre più sviluppata cittadinanza attiva,dove la differenza tra i vecchi modelli organizzativi rispetto a quelli sopraggiunti dalla fine del secolo scorso è l’ evoluzione del principale canale di comunicazione.

A differenza del sistema relazionale di tipo face to face, all’uso di strumenti cartacei, gli incontri, i dibattiti, si è entrati in una nuova dimensione comunicazionale del mondo virtuale, dove ogni giorno le applicazioni e le connessioni si evolvono.

In tutte le realtà associative analizzate si riscontra la caratteristica della pluralità di appartenenza, per cui all’interno si hanno una moltitudine di donne dalle età differenti.

I movimenti si sono appoggiati agli strumenti di social software, ma le donne e in particolar modo il contesto italiano è condizionato da un forte ritardo culturale che potremmo definire di Gender Divide nell’uso tecnologico.

“Usciamo dal Silenzio” è il primo esempio di mobilitazione gestita via internet, le informazioni sono state veicolate attraverso il sito www.usciamodalsilenzio.org  che è diventata “una rete” nazionale al quale hanno aderito in migliaia all’appello della giornalista che è diventato lo slogan della manifestazione e il logo del sito.

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Un esempio importante di quello che è si ritiene un momento di transizione e di cambiamento è ad opera di una giornalista nel 2005 ha dato un nuovo segno di scossa e ha prodotto una grande manifestazione “ Usciamo dal Silenzio”.

Assunta Sarlo invia tramite e-mail a un centinaio di donne scelte fra i suoi contatti personali, “un messaggio in bottiglia”, come lei stessa ha indicato nell’oggetto dell’e-mail. Richiamava le altre alla necessità di rompere il silenzio rispetto a un clima culturale e politico che, con crescenti toni integralisti e misogini, stava rimettendo in discussione la 194 e le conquiste delle donne.

Le parole della Sarlo :

l’agenda politica, ci rimandano in questi giorni l’immagine guerresca per toni e sostanza di un nuovo attacco forte, dopo la fecondazione assistita e il blocco della Ru486, a una cosa cui tutte siamo affezionate: la nostra libertà di scelta, anche laddove – come nel caso dell’aborto- sia, come sappiamo, dolorosa e difficile…” 

Dall’e-mail è scattato un grilletto attenzionale che ha risvegliato vecchi sentimenti di ribellione e che ha portato, grazie all’effetto “Tam Tam” a quella che è stata la manifestazione più grande autogestita dalle donne in piazza a Milano nel 2006, il segno che il messaggio nella bottiglia era stato scoperto.

Per la prima volta le donne hanno inserito la protesta nel calendario politico, dove esponenti dei maggiori partiti, sindacati, e chiunque voglia inserirsi nel dibattito,  hanno contribuito alla costruzione della prima assemblea cittadina, la quale si è allargata in altre città italiane e ha permesso lo sviluppo della manifestazione del 14 gennaio 2006.

Dato importante per la riuscita della manifestazione è stata l’affluenza al sito dove si poteva firmare l’appello per la difesa della legge 194 e si poteva esprimere il proprio parere, con il sistema dell’iscrizione tramite mailing list.

Ogni sostenitore era costantemente aggiornato e incluso nel dibattito inserendo i propri dati, e-mail e città di provenienza e se si appartiene ad un gruppo/ associazione; la cosa importante è la condivisione del materiale che permetteva il potersi scaricare direttamente il volantino e il manifesto in 6 lingue diverse:  in inglese, francese, spagnolo, arabo, rumeno e in italiano per donne straniere.

Tra i dati scaricabili si trovano reportage della manifestazione e molti video

Un mese e mezzo di intensi scambi di e-mail, nati in maniera del tutto spontanea, sono sfociati in quasi ventimila contatti su Internet, in poco meno di 4.000 firme sotto un appello, in una mailing list di 2.500 iscritti che hanno raggiunto anche il Belgio, la Gran Bretagna e la Spagna.

All’indomani della manifestazione si pone maggiore attenzione a quella che fino a qualche tempo fa era chiamata “questione femminile” con la valutazione del sistema delle quota rosa che avrebbe imposto ai partiti di candidare molte più donne. Nella nuova legge elettorale quello che più conta è la posizione dei candidati. Non ci sono più le preferenze, la possibilità di essere eletti cresce man mano che si sale nell’ elenco degli aspiranti parlamentari. E la collocazione in lista diventa il metro per misurare il tasso di «femminismo» di ciascun partito.

Ma non è solo dentro i partiti che le donne lanciano la loro sfida. La grande manifestazione del 14 gennaio per la 194 ha azionato gli ingranaggi di un motore che spinge in più direzioni: circoli, associazioni, gruppi di lavoro, “movimenti rosa”.

Il lavoro svolto in quel periodo si è focalizzato su quattro temi principali: politica, lavoro, salute, nuove relazioni sociali.

Questi temi hanno prodotto altrettanti documenti specifici, confluiti poi nella lettera generale che diventerà il manifesto del movimento. Il sito «usciamodalsilenzio.org» continua a essere il luogo privilegiato di dibattito, visitato da migliaia di utenti in tutta Italia e perfino dall’ estero.

Il movimento ha continuato la sua battaglia tessendo relazioni con altre associazioni, tra cui L’Udi, dove gli incontri e i dibattiti sono stati portati avanti con la convinzione di creare un nuovo modo di pensare, un nuovo modo di fare informazione collegandosi ad altre realtà associative.

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